Pubblicato il 17 gennaio 2017.

Morto Leonardo Benevolo, l’urbanista che ridisegnò le periferie

Da sempre attento ai problemi e ai possibili orizzonti delle città, aveva 93 anni.

Sul suo manuale (la «Storia dell’architettura moderna», pubblicata da Laterza nel 1960 e poi riedito con grande assiduità) si sono formate generazioni intere di architetti. Con la morte a 93 anni, ieri nella sua casa di Cellatica (Brescia), di Leonardo Benevolo se ne dunque va una delle figure più emblematiche della intera storia dell’architettura italiana (ma anche della storia della critica e della urbanistica), un personaggio da sempre attento in particolare ai problemi e ai possibili orizzonti delle città (durante gli anni Ottanta aveva anche animato il dibattito, accademico e non, sulla utilità storica, culturale e sociale dell’abbattimento del Vittoriano , l’Altare della Patria di Roma).

Benevolo era nato a Orta San Giulio (in provincia di Novara) il 25 settembre 1923, e da tempo era malato. Dopo gli studi in architettura all’Università di Roma e la laurea nel 1946 sempre a Roma (avrebbe poi insegnato Storia dell’architettura ancora a Roma e poi a Firenze, Venezia, Palermo) Benevolo sarebbe diventato con Giulio Carlo Argan, Bruno Zevi e Manfredo Tafuri (e da sponde tra loro spesso contrapposte) una delle personalità italiane più influenti per ciò che riguarda la definizione e la storicizzazione dell’architettura moderna, italiana e non solo. Autore di libri fondamentali come «Le origini dell’urbanistica moderna» (1995), «L’architettura del nuovo millennio» (2006) e la lunga-intervista dal titolo «La fine della città» del 2011 (tutti libri pubblicati da Laterza) in cui «affrontava — come aveva scritto Vittorio Gregotti sul Corriere — il minaccioso argomento dei destini della città europea) concretamente connesso al racconto delle sue esperienze di pianificazione di Brescia, Roma, Palermo, Urbino, Venezia».

Perché otre alla didattica Leonardo Benevolo ha svolto un’intensa attività professionale, che (oltre alla creazione a Brescia, città dove aveva scelto di vivere, di uno studio di progettazione in cui lavorano i figli Alessandro e Luigi) lo avrebbe portato a disegnare e costruire (tra l’altro) la nuova sede della Fiera di Bologna (assieme a Tommaso Giura Longo e Carlo Melograni), il piano regolatore di Ascoli Piceno, il piano del centro storico di Bologna, il piano regolatore di Monza (1993-97). È stato inoltre membro della commissione incaricata del piano di ricostruzione dell’area completamente devastata nel 1963 dal disastro del Vajont, dovuto alla tracimazione delle acque dell’omonima diga, causa di migliaia di morti e della distruzione totale dei paesi di Longarone, Casso, Erto. Nel 1981 e fino al 1983 era stato incaricato dal Comune di Urbino di redigere una variante al Piano Regolatore, con la progettazione e la realizzazione del quartiere La Piantata.

Chiamato a Brescia da Luigi Bazoli per redigere la variante generale del Piano regolatore, ideerà e progetterà a partire dal 1973 (e anche con qualche polemica) il quartiere di San Polo, la cui realizzazione si protrarrà fino agli anni 1990 (in seguito avrebbe lavorato su altri Piani regolatori ancora in Lombardia e Piemonte). Un impegno di progettista, quella di Leonardo Benevolo, che non voleva dimenticarsi del passato e delle necessità delle città. E nemmeno dei possibili pericoli: «Il tracollo della urbanistica italiana» era il titolo di uno dei suoi ultimi libri libro uscito (ancora da Laterza) nel 2012.

Fonte: http://www.corriere.it/